62018Aug
Calcio inglese e psicologia dello sport

Calcio inglese e psicologia dello sport

IL LEICESTER CITY, LA CENERENTOLA DELLA STAGIONE 2015/2016
L’edizione 2015/2016 della Premier League portò con sé un risultato totalmente inaspettato. Celebri squadre più quotate e titolate come Manchester United, Manchester City, Chelsea e Arsenal si videro soffiare il titolo dalla Cenerentola della stagione: il Leicester City guidato dal sapiente coach Claudio Ranieri, dai prolifici attaccanti Jamie Vardy e Ryad Mahrez, dai granitici difensori Wes Morgan e Robert Huth, dai mastini di centrocampo Danny Drinkwater e N’Golo Kanté e dal portiere-saracinesca figlio d’arte Kasper Schmeichel.
Questo risultato ebbe ancora più dell’incredibile se si pensa che tre anni prima, la squadra giocava il campionato di terza divisione inglese.
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PSICOLOGIA DELLO SPORT E BUONI RISULTATI
Al seguito della squadra in quegli anni c’era Ken Way, psicologo, il quale in una recente intervista al The Times rivelò che non ci fu molto bisogno del suo lavoro in quanto il successo venne costruito su solide ed eccellenti basi mentali e fisiche. La prova di tale condizione risiede nei numeri della stagione del centravanti Jamie Vardy, il quale negli anni precedenti riportava uno scarso senso di autoefficacia. Vardy in 35 partite mise a segno 24 gol, andando in rete per 11 gare consecutive e battendo il record di un “mostro” come Ruud Van Nistelrooy.
Al termine di questa magica stagione, la sfida più grande poteva essere solo una: tentare di confermarsi ad alti livelli. Impresa che riuscì in parte ai ragazzi di Leicester i quali, qualificatisi per la prima volta a un’edizione della Champions League, uscirono a testa alta dalla competizione ai quarti di finale per mano dell’Atletico Madrid. Al contrario in Premier League la squadra non ingranò tanto che il tecnico Claudio Ranieri venne esonerato a febbraio per mancanza di risultati.
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I PREGIUDIZI CONTRO LA PSICOLOGIA
Proprio all’allenatore italiano a inizio stagione venne chiesto in che modo avrebbe preparato mentalmente i suoi giocatori a difendere il titolo e se, per fare ciò, avrebbe chiesto consiglio a uno specialista. Egli rispose negativamente dicendo che nella vita bisogna essere forti, per cui non avrebbe contattato alcuno psicologo.
Questa presa di posizione nei confronti della psicologia dello sport rappresenta un punto di vista arcaico che recentemente sta iniziando a cambiare.
Come notato da Bradley Busch, che nell’ultimo decennio ha lavorato come psicologo dello sport nel calcio, vi è una profonda diffidenza di base riguardo la possibilità di allenare e sviluppare gli attributi mentali. I demeriti non vanno ascritti solamente al mondo del calcio, ma anche agli stessi psicologi dello sport il cui approccio è stato da un lato troppo accademico, rendendo difficoltosa la familiarizzazione dei giocatori con la materia, e dall’altro privo di validità scientifica e carente di ricerche dalle quali partire.
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MENTAL TRAINING E ALTRI SPORT 
Nonostante la Premier League sia uno dei campionati più ricchi del mondo, prima di essa sono stati altri sport inglesi ad aver realizzato il potenziale della psicologia nell’ottimizzare le prestazioni degli atleti. Ad esempio, ai Giochi Olimpici di Londra del 2012, il Dottor Steve Peters ricevette il plauso generale per il suo lavoro con la British Cycling che portò i pistard Victoria Pendleton a vincere la medaglia d’oro nella specialità del keirin, Chris Hoy a vincere l’oro a squadre e nel keirin facendolo diventare lo sportivo britannico più titolato ai giochi olimpici e Sir Bradley Wiggins a vincere l’oro nella prova a cronometro.
I successi ottenuti nel 2012 permisero di spezzare alcuni tabù nel calcio tanto che il Dottor Peters iniziò a lavorare con il Liverpool e con la nazionale inglese per la Coppa del Mondo del 2014 e l’Europeo del 2016. La collaborazione si interruppe nell’autunno 2017 e a prendere il suo posto fu la psicologa Pippa Grange il cui lavoro, insieme a quello del commissario tecnico Gareth Southgate, ha fruttato un ottimo quarto posto nell’ultima edizione della Coppa del Mondo disputatasi in Russia.
Inoltre, i segnali più incoraggianti provengono dai settori giovanili. Il lavoro tra psicologi, allenatori e giocatori viene infatti promosso con sempre maggiore enfasi tanto che nella maggior parte delle academies è presente lo psicologo e i giocatori crescono abituandosi a questa figura in maniera tale da non risultare un grosso problema collaborare una volta raggiunta la prima squadra.


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