212018Sep
L’aspetto mentale nello sport

L’aspetto mentale nello sport

PSICOLOGIA DELLO SPORT: L’ESPERIENZA DI RUUD GULLIT

Prendiamo un qualunque sport e chiediamoci: quali sono gli aspetti di natura psicologica che un atleta si trova ad affrontare? Come li risolve da solo? Come può aiutarlo la psicologia dello sport? Ascoltiamo il resoconto di una leggenda del calcio, Ruud #Gullit.

Il grande campione del Milan anni ’80 nella sua autobiografia dedica un intero capitolo alla preparazione mentale nel calcio. Nel suo libro “Non guardare la palla: cosa è (per me) il calcio” si legge una lunga serie di situazioni in cui l’aspetto mentale è determinante: il ruolo del capitano, la comunicazione, la concentrazione sugli obiettivi, perfino la funzione del tifo. Analizziamone qualcuna.

IL FLOW

Anzitutto parliamo degli episodi in cui una squadra sente di star affrontando una sfida particolarmente impegnativa. Ecco, in alcuni casi questa consapevolezza scatena un misterioso surplus di energie nei giocatori.

Il Barcellona è un chiaro esempio di questa strana dinamica: addirittura arriva a giocare meglio quando è in 10 anziché in 11, perché invece di intimidirsi, tira fuori una forza inaspettata.

Quello che a Gullit appare come un mistero è qualcosa di ben noto alla psicologia dello sport: è il “Flow”. Si tratta di un particolare stato di #attivazione psicofisica che fa da base alle prestazioni straordinarie. Per quanto appaia misterioso e sfuggente, il Flow è una realtà e le principali tecniche di #psicologia dello sport servono proprio a riconoscerlo e riprodurlo.

REAZIONE ALL’ERRORE

Un altro momento in cui l’#aspettomentale decide le sorti di un match, si verifica quando si ribalta il corso di una partita. In particolare Gullit parla di quando una squadra è in grande vantaggio e l’avversaria segna un goal, magari negli ultimi minuti. A quel punto può verificarsi una specie di magia.

La squadra in svantaggio, a causa del goal segnato, ha un exploit di fiducia in se stessa e di energia, mentre all’altra succede il fenomeno opposto, entrando in una sorta di paralisi. Questo meccanismo psicologico, afferma Gullit, è alla base di molte grandi imprese entrate nella storia dello sport. A lui sembra misterioso ma tale non è per la psicologia dello sport. Infatti questi momenti sono stati ampiamente studiati e ne sono state ricavate teorie e tecniche di reazione all’errore. Esistono infatti metodi ben precisi per “#voltarpagina” a livello #emotivo e mentale davanti agli errori, in modo da permettere alla squadra in svantaggio di continuare a crederci e a combattere, e alla squadra in vantaggio di restare in una mentalità positiva qualunque cosa succeda.

MOMENTI DI #STRESS ELEVATO

Ai tempi del grande Milan, ricorda Gullit, l’unico risultato ammesso era la vittoria: già un pareggio poteva avere serie conseguenze sulle convocazioni. Gullit era perfettamente consapevole delle proprie capacità e questo gli permetteva di dare il meglio anche nelle partite più importanti. Tuttavia chi non era in grado di reggere la pressione era destinato ad andare in crisi.

La situazione oggi non è cambiata.

Per questo uno dei temi più studiati in psicologia dello sport è proprio la #gestione dello stress. Quando ci troviamo davanti a un compito, nel nostro organismo si mettono in moto una serie meccanismi psicofisici per predisporre corpo e mente all’azione. Saper controllare questi meccanismi è una vera arte e la psicologia dello sport dispone di un ampio arsenale di tecniche mentali e corporee che vengono in aiuto degli atleti.

ROUTINE PREPARATORIE

Uno degli aspetti più curiosi e divertenti del mondo sportivo, è sicuramente quello elle routine. Quasi tutti gli atleti hanno i loro rituali, spesso sono considerati come superstizioni.

Gullit sembra avere una buona consapevolezza di come funzionano: “Li fai perché li hai fatti quando hai vinto una particolare partita, e te ne ricordi. Ti convincono che vincerai e ti trasmettono una certa calma.

Le “routine” sono state ampiamente studiate dalla psicologia dello sport: sono state messe a punto tecniche per consentire ad un atleta di comprenderne il funzionamento e sfruttarle al massimo. Esistono quindi precisi training mentali per associare un particolare livello di attivazione a dei rituali semplici e pratici in modo che, nel momento necessario, un oggetto, un gesto, una parola o un’immagine possano fare da “trigger”, cioè da interruttore per mettere in moto lo stato psicofisico ottimale.

CONCLUSIONE

Bene, concludendo, abbiamo visto che ogni atleta, oltre alle sfide a carattere fisico e tecnico, si trova a affrontare delle problematiche di tipo mentale. Di solito gli atleti mettono in atto delle strategie spontanee ma con l’aiuto di uno specialista possono ottenere di più.

Lo #psicologo dello #sport si inserisce in questa situazione: in collaborazione con l’atleta individua le facoltà mentali coinvolte in una determinata disciplina e mette a punto un programma di tecniche che aiutano lo sportivo a realizzare un margine di miglioramento che può anche decidere le sorti di una performance.


Fonti:

“Non guardare la palla: cosa è (per me) il calcio”, Ruud Gullit, edizioni Mondadori.



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