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Atleti: Supereroi Superbisognosi

Atleti: Supereroi Superbisognosi

KELLY CATLIN: UNA VITA TRA PISTA E UNIVERSITÀ

Una carriera brillante quella di Kelly Catlin, tra le migliori interpreti del ciclismo su pista della sua generazione.

Con la squadra statunitense aveva vinto tre titoli Mondiale consecutivi e l’argento olimpico in occasione dei Giochi di Rio del 2016 nell’inseguimento a squadre.

La 23enne non ha preso parte all’ultima rassegna iridata in Polonia, esclusa dalla rappresentativa statunitense. Una ragazza considerata un vero e proprio esempio visto che oltre ad eccellere nello sport, collezionava successi anche negli studi presso l’Università di Stanford confrontandosi con la facoltà di Matematica Computazionale dopo aver conseguito già la lauree in Lingua Cinese e Ingegneria all’Università del Minnesota l’anno scorso.

A uccidere Kelly Catlin è stato un terribile mix di depressione e super-allenamento, cui si sono aggiunti i postumi di una commozione cerebrale provocata da una caduta in allenamento. In un’intervista al Washington Post, il padre e la sorella della 23enne pistard americana, hanno raccontato i suoi ultimi terribili mesi. Kelly era in procinto di laurearsi in Matematica a Stanford, ma ha scelto di mettere fine alla sua vita.


I PRIMI SEGNALI D’ALLARME

Tutto è cominciato a ottobre: Kelly non riusciva a riprendersi da una caduta in cui si era fratturata il braccio sinistro. A dicembre si era procurata una commozione cerebrale. “Non era più la stessa, la mia Principessa guerriera, parlava come un robot” ha spiegato il padre Mark.

Kelly da tempo non riusciva più ad allenarsi – ha scritto su Facebook Christine – soffriva di mal di testa violenti e un’ipersensibilità alla luce le provocava disagi gravissimi. Già in gennaio aveva tentato di suicidarsi, ma prima di provarci aveva scritto a noi della famiglia una mail in cui spiegava che il pensiero di dover gareggiare non riusciva a uscirle dalla testa nemmeno nel sonno. Era un’ossessione. Aveva pensieri neri, era sprofondata nel nichilismo. All’epoca intercettammo la mail e riuscimmo a salvarla chiamando in tempo la polizia, questa volta non ce l’abbiamo fatta. Negli ultimi dieci giorni sembrava ripresa e stabilizzata e noi ci sentivamo più sereni. Purtroppo era solo calma apparente“.

In un post a metà febbraio su Velonews, Kelly Catlin, assente all’ultimo Mondiale della pista a Pruszkow, aveva scritto:

Laurearsi in matematica computazionale è facile. Laurearsi e contemporaneamente gareggiare per la nazionale di ciclismo su pista, è difficile. È difficile preparare un esame importante (da Stanford mi hanno appena scritto una mail per comunicarmi che ho fallito la prova di Statistica) nelle tre ore successive alla finale di un inseguimento a squadre. Senti di dover di viaggiare indietro nel tempo per fare tutto. La più grande forza che tu possa mai sviluppare è la capacità di riconoscere le tue debolezze e imparare a chiedere aiuto quando ne hai bisogno. Questa è una lezione che ho appena iniziato ad apprendere, lentamente e dolorosamente, in questi primi mesi da studente laureato. Ancora fallisco. Come atleti, siamo tutti socialmente programmati per essere stoici con il nostro dolore, per sopportare i nostri fardelli e non lamentarci, anche quando tale stoicismo raggiunge la stupidità e quei carichi cominciano a danneggiarci. Queste sono dure abitudini da rompere. Un esempio? Una volta ho studiato per 12 ore durante il mio giorno di recupero, solo per rendermi conto che avevo bisogno di un giorno di recupero da quel giorno di “recupero”. Quindi, ricorda: proprio come con i tuoi muscoli, la tua mente può solo riparare se stessa e diventare più forte con il riposo. Chiedi un giorno di riposo o, se sei fortunato ad essere il tuo supervisore (o, allenatore), concediti un giorno di riposo.  Altrimenti è come giocare con i coltelli: puoi farti male“.


IL MENTAL TRAINING COME STRUMENTO DI PREVENZIONE

La vicenda di Kelly somiglia drammaticamente a quella di numerosi altri ciclisti uccisi dalla depressione, da Luis Ocaña a Frank Vandenbroucke fino al “Chava” Jimenez e a Marco Pantani.

Il mestiere di atleta sembra il più bello del mondo, sei stipendiato per fare ciò che ti piace, certo, è vero, ma la pressione che il doppio carico, quello fisico in primis e quello mentale poi, a volte diventano insopportabili e le aspettative insormontabili.

Se sei atleta, sei un super eroe, che non ha limiti, non ha debolezze e non ha bisogno di nessuno… E invece, sono proprio loro i più soggetti a pressioni e crolli anche quando in apparenza tutto fila liscio, perché è dura far andare sempre e al momento giusto, tutto bene e portare a casa risultati, figuriamoci quando s’inciampa e qualcosa va storto.

La storia di Kelly, poteva avere un altro colore se fosse stata supportata a livello mentale.

In alcuni casi si scivola nella clinica, ma prima di arrivare a tanto, un percorso di mental training può dare quel conforto e quella consapevolezza in sé stessi che può essere un’arma dal potenziale inimmaginabile, per il benessere dell’atleta e così delle sue prestazioni.

Acquisire capacità psicologiche in ambito sportivo, è da considerarsi importante tanto quanto per un corridore in pista, alzare il massimale in palestra o la capacità di resistere all’acido lattico.

Ti senti più sicuro di te, in ogni situazione, anche avversa e riesci ad affrontare anche le situazioni più sgradite, perché sei capace di controllarti e gestire il tuo potenziale a prescindere da tutto.

Con il supporto della tua mente finemente preparata, puoi interpretare ed essere davvero un Super Eroe!



Stefania Cicali



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