102019Jun
Rafa Nadal: i segreti dei 12 successi al Roland Garros

Rafa Nadal: i segreti dei 12 successi al Roland Garros

IL MAIORCHINO A 33 ANNI REGALA EMOZIONI: 12 SU 12 AL ROLLAND GARROS

Una determinazione feroce, una forza morale impressionante, un agonismo assoluto. Magari non ha il colpo vincente. Ma ha sempre un colpo in più dell’avversario.

Mai una scorrettezza, mai un gesto maleducato, mai una mancanza di rispetto verso il rivale.

E nello stesso tempo mai una smanceria, una smorfia ammiccante, una di quelle mossette accattivanti che rendono Djokovic amato dal pubblico e molto meno dai colleghi.

Il fair play è sul compagno di campo.

Domenica pomeriggio quando, ha perso il secondo set con Thiem, Nadal è rientrato in campo inferocito come una belva. Non con Thiem; con sé stesso. Per questo l’ha divorato con la ferocia di un predatore che deve procacciare cibo ai suoi cuccioli.

Sono andato in bagno e mi sono chiesto cosa non andava. Lì è cambiata la partita, sono stato ancora più aggressivo e le cose sono andate meglio. Gli ultimi 2 anni non sono stati semplici. È stata molto importante soprattutto la vittoria ottenuta qui lo scorso anno, poi anche il fatto di aver giocato un grande Wimbledon e di essere andato vicino alla vittoria in semifinale contro Nole. All’inizio del 2019 ho avuto sensazioni molto buone e questo ripaga di tutti i problemi fisici che ho dovuto superare”. Il maiorchino ha risposto così alla domanda sulla corsa al record di Federer. “Non ci penso, penso a quello che posso fare io, a fine carriera vedremo chi ne ha conquistati di più”.

Rafa Nadal è un campione anche perché sa vivere nel presente, e il presente adesso è la dodicesima vittoria a Parigi, la terza di fila. In questo torneo ha perso solo due partite, nel 2009 e nel 2015, contro Soderling e Djokovic, la terra da sempre è cosa sua. Nessuno ha la sua percentuale di vittorie sul rosso (91,7% Borg, che a Parigi ha vinto “appena” sei volte, è a 86%), e a 33 anni – età cruciale, si sa… – le sue prospettive sono sempre le stesse. La vittoria a Parigi quest’anno però ha un sapore diverso, quello di una battaglia vinta partendo da una posizione molto difficile. 

SUPPORTO DEI CARI, CAPACITÀ DI RIPRESA DAGLI INFORTUNI E TANTA, TANTA PASSIONE SONO GLI INGREDIENTI CHE NUTRONO I SUOI SUCCESSI.

“Non riesco neanche a spiegare e a descrivere le mie sensazioni e le mie emozioni. È un sogno, lo era già giocare la prima volta qui nel 2005, non pensavo a quel tempo di poter essere ancora qui oggi, nel 2019. È un torneo molto speciale per me. Ringrazio tutti, il mio staff, la mia famiglia. Da tempo dubitavamo che saremmo stati ancora qui. Poterlo fare è molto importante. Senza di loro non ce l’avrei fatta. Voglio complimentarmi con Dominic – ha aggiunto il mancino spagnolo -. Ha giocato molto bene, ha lavorato molto duramente e voglio congratularmi al di là della sconfitta. Tutti sappiamo quanto sia duro perdere le finali, ma è questo lo sport. Mi dispiace, merita di vincere questo torneo. Spero che avrà altre possibilità”.

Ma Nadal non è soltanto un combattente. È un intelligentissimo giocatore di scacchi, che non muove mai una pedina per caso, quasi sempre sa cosa sta pensando l’avversario, e quasi sempre è là dove l’avversario pensa che non sia.

Ha saputo reagire a numerosi stop per infortuni, a riprendersi e riconquistare un livello di gioco e una determinazione tale da portarlo ancora tra i super top del tennis mondiale a 33 anni.

“Non solo quest’anno è stato tormentato, tutti gli ultimi 18 mesi sono stati complicati. Nel 2018 ho giocato solo 9 tornei, e mi sono dovuto ritirare in sei. Un infortunio dopo l’altro, l’operazione al piede, quando succede ti senti stordito, non capisci da dove ti arrivi tanta sfortuna. Dopo il ritiro di Indian Wells è stata dura, soprattutto fra Monte-Carlo e Barcellona. A Barcellona, dopo il primo turno, me ne sono rimasto due ore da solo nello spogliatoio, a pensare a quello che mi stava capitando. Tanti, troppi pensieri negativi. Mi sono detto che c’erano due possibilità: o mi fermavo per un po’ di tempo, o cercavo di cambiare mentalità. Da lì in poi è andata sempre meglio, ho badato a fare piccoli miglioramenti ogni giorno, e ho continuato a migliorare fino ad ora. Certo, avere vicino questa coppa è sempre speciale, ma se c’è una cosa di cui sono fiero è di essere riuscito a cambiare il corso della stagione”. 

Il campione si rivela, nella sua abilità di cambiare il corso dei suoi pensieri e così del suo gioco. In qualità di psicologi sappiamo benissimo quanto il pensare influisca sull’agire, e anche un campione del suo calibro ovviamente si è allenato a monitorare e controllare il flusso dei pensieri per migliorarsi in campo e mantenersi sempre al 100% nel corso di partite che durano ore come nel tennis e nel corso di stagioni altalenanti e complicate come le sue.

QUAL È IL SUO SEGRETO?

Non è una questione di mentalità, è una questione di passione. Significa alzarsi tutte le mattine e avere le giuste motivazioni per continuare a lavorare. Tutti vogliono vincere durante una competizione, ma un’altra cosa è svegliarsi ogni giorno con la passione e il desiderio di andare sul campo di allenamento. Questa è un’altra storia, no? Non tutti ci riescono. Insomma la mentalità vincente è prepararsi nel modo corretto per fare in modo che le grande vittorie arrivino”. Semplice, no?

Il campione è alimentato da una profonda motivazione che nasce da dentro; si diverte a giocare a tennis! La componente motivazionale è sicuramente una delle chiavi di una carriera così fervida e longeva. La benzina passionale è un rimedio all’avanzare dell’età.

Finché giocare diverte, è possibile sopportare i sacrifici che anche se non vissuti come tali, uno sport del genere comporta.

MOTIVAZIONE E VITTORIA O VITTORIA E MOTIVAZIONE?

Qualcuno commenta che è facile avere passione quando si vince molto. “Ovvio”, concorda Nadal: “Ma le due cose sono combinate, no? Le vittorie aiutano ad allenarsi con passione, ma se non ti alleni con passione le vittorie non arrivano. Ho avuto periodi bui, costellati da infortuni, ho avuto dubbi, molti. Tutti dicono di credere in sé stessi, ma la verità alla fine è che è necessario credere nel proprio lavoro. Se credi nel duro lavoro di tutti i giorni, ti regali la chance di vincere ancora”.

La convinzione di lavorare nella direzione giusta, verso obiettivi sempre più sfidanti e ambiziosi, alimenta una carriera così brillante.

È fondamentale nello sport avere obiettivi chiari e raggiungibili, e laddove come in questo caso si miri molto in alto, la passione fa da padrona e traghetta oltre il pensabile.






Stefania Cicali



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