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La motivazione che non ti aspetti – INTERVISTA A NATAN CHUENG (Brazilian Ju-Jitsu)

La motivazione che non ti aspetti – INTERVISTA A NATAN CHUENG (Brazilian Ju-Jitsu)


Domenica 27 gennaio si è svolto alla palestra “Action” di Prato uno stage di Brazilian Ju-Jitsu  che ha visto protagonista Natan Chueng, pluripremiato lottatore proveniente dalla scuola di uno dei massimi esponenti di questo sport, Cicero Coshta.

Tra i numerosi trofei di Natan Chueng ricordiamo una medaglia di bronzo ai mondiali No-Gi e 15 medaglie d’oro agli Open della International Brazilian Jiu-Jitsu Federation.


Ciao Natan, come ti sei avvicinato al Brazilian Jiu-Jitsu?

Quando ero bambino avevo molta energia e così i miei genitori mi hanno portato a fare Brazilian Jiu-Jitsu per disciplinarmi.


Da un punto di vista mentale, quali sono i tuoi punti di forza?

Il mio punto di forza è la fede. Nella mia mente al primo posto metto Dio, poi le persone che mi sono vicine: i genitori, gli amici e la mia fidanzata. Questa idea mi da forza e dignità sul tatami e fuori. Secondo me senza questi valori non si può andare molto lontano.


Secondo te, a livello mentale, cosa deve fare un lottatore per diventare bravo?

E’ importante lavorare anche sulla psicologia perché non è sufficiente essere un buon atleta se anche la mente non è forte. Un lottatore può avere talento ma se non sa gestire la propria psicologia rischia di bloccarsi, magari quando c’è una gara. Con un buon lavoro sulla mente, con la fede in Dio si può portare avanti un buon Jiu-Jitsu.


Hai delle strategie mentali?

Sì, anzitutto sono consapevole che devo fare la mia parte: so che non basta credere in Dio se non ti alleni sul tatami, per questo mi alleno con costanza e con il massimo impegno. Ogni mattina quando mi sveglio penso che devo allenarmi, che devo mettercela tutta, perché allenamento e gara sono connessi. Poi il giorno prima della gara prego Dio perchè mi dia forza. Inoltre mi impegno a vincere i blocchi mentali nelle gare, perché la mente tende a paralizzare il corpo: è questo che cerco di superare per portare avanti il mio Jiu-Jitsu.


Quale è stato il tuo percorso nel Brazilian Ju-Jitsu?

Vengo da una comunità, Cantagalo di Rio de Janeiro, conosciuta in Italia come favelas. Lì ci sono tanti problemi politici, droga, mancano le cose basilari come acqua e luce, è lontano dai negozi… Ho perso tanti amici per storie di droga e violenza. Nella mia comunità ci sono tante persone che fanno cose balorde, io ho scelto di mettere la testa nello sport e sono arrivato fin qui grazie a Dio e al Brazilian Jiu-Jitsu: se avessi seguito certi amici forse mi sarei perso.

Sono tutti ostacoli ho superato grazie a Dio e alle mie azioni: oggi è bello raccogliere i frutti del mio lavoro, anche se so che ho appena iniziato e che ho ancora tanta strada da fare.

Nella mia comunità la gente ha visto solo quell’ambiente che spesso è cattivo e ingiusto quindi pensano che la vita sia solo quella, ma quando vengono fuori vedono che esiste dell’altro, che puoi arrivare ovunque se lavori e fai il bravo. Personalmente posso dire che il tatami è democratico: uno può essere milionario e un altro povero, ma quando salgono sul tatami sono tutti uguali.


FEDE E SPORT

Facciamo alcune riflessioni. Sicuramente, tra le varie cose che Natan ci ha detto, la più sorprendente è il fatto di mettere la fede a fondamento della sua pratica sportiva.

In realtà esistono diversi atleti che hanno idee molto simili a quelle di Natan: per lo più si tratta di sportivi provenienti da paesi lontani dall’Occidente secolarizzato. Ricordiamo ad esempio le parole dello straordinario pugile filippino Manny “Pacman” Pacquiao (12 volte campione del mondo) il quale, nato in povertà, ha realizzato il benessere per se e per la propria famiglia e continua a fare boxe per finanziare opere di beneficenza destinate al suo popolo: “Io voglio solo ricordare che tutto quello che ho fatto l’ho ottenuto grazie a Dio. Io voglio essere un modello e fonte d’ispirazione non tanto con la mia carriera ma con la mia vita: da ragazzo ho dormito per strada e ho patito la fame ma Dio mi ha elevato al rango di oggi con la sua benedizione.”

IDEE RELIGIOSE E MENTALITA’ DA CAMPIONE

Le ricerche di psicologi come Carl Gustav Jung hanno mostrato che, tra i vari elementi che contribuiscono all’equilibrio psichico di un individuo, c’è anche l’espressione di sani valori spirituali, perciò l’esperienza di atleti come Natan Chueng o Manny Pacquiao può essere analizzata da diversi punti di vista.

Dal punto di vista della psicologia dello sport, la mentalità di questi “atleti di Dio” è stata studiata con chiarezza da Peter Terry, professore alla University of Southern Queensland in Australia e autore del volume “The secret of asian sport psychology”. Questi sportivi, facendo leva sulla mentalità religiosa hanno sviluppato una serie di dinamiche psicologiche che in sostanza “funzionano” come un mental training. Vediamone qualcuna:

  • Questi atleti sono convinti che Dio abbia un progetto positivo per ognuno, e questa “positività” riguarda anche il benessere materiale. Questo crea propensione alla lealtà, aumenta la fiducia in se stessi e facilita aspettative ottimistiche;

  • Questi atleti sono consapevoli di dover “fare la propria parte” per collaborare con Dio e realizzare questa idea di bene personale e collettivo, quindi partono con l’intenzione di mettere in gioco tutte le loro forze;

  • Allo stesso tempo sono consapevoli di non poter controllare tutto e che Dio regola le sorti di ogni vicenda: quindi sono pronti ad affrontare imprevisti e sconfitte con resilienza, cioè con speranza e mentalità positiva;

  • La loro motivazione appare inesauribile: non viene meno davanti a nessuna medaglia o a nessun compenso economico, perché è basata sulla volontà di dare testimonianza di fede e aiutare gli altri.

UN MENTAL TRAINING PER TUTTI

La psicologia dello sport, dovendo venire incontro a tutti i tipi di atleti, sviluppa programmi di preparazione mentale basati su tecniche indipendenti dall’orientamento religioso, metodi che fanno appello alla gestione di forze che sono alla portata di ogni individuo.

Per questo motivo, partendo proprio dalle parole di Natan, possiamo individuare 4 linee guida per un mental training che può portare benefici a sportivi di ogni mentalità:

  1. Lavoro per obiettivi: “Ogni mattina quando mi sveglio penso che devo allenarmi, che devo mettercela tutta”
  2. Consapevolezza della propria efficacia personale: “sono consapevole che devo fare la mia parte”
  3. Pensiero positivo, per sviluppare la fiducia in se stessi
  4. Strategie di gestione stress: “la mente tende a paralizzare il corpo: è questo che cerco di superare per portare avanti il mio Jiu-Jitsu”

Fonti:

https://it.wikiquote.org/wiki/Manny_Pacquiao

http://peterterry.wixsite.com/books



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